Legge Regione Calabria 28 giugno 2012 n. 29

La Regione Calabria  disciplina la sussidiarietà
Promozione sociale e co-amministrazione nelle norme della L. R. 28 giugno 2012, n. 29

Sulla scia dell’esempio umbro, anche la Calabria, con la L. R. 28 giugno 2012, n. 29, decide di dare compiuta attuazione alla sussidiarietà orizzontale con una disciplina organica del principio. La norma non solo di una precisa elencazione dei soggetti e delle attività di interesse generale, ma si spinge a definire una soglia di piena autonomia dell’azione dei privati che muovono nel segno della sussidiarietà rimanendo nell’ambito della legalità.

Dopo l’Umbria, anche la Calabria approva una disciplina per dare attuazione all’art. 118,comma 4 Costituzione Italiana.

Dopo il caso della legge regionale Umbria n.16/2006, anche la Calabria sente l’urgenza di una disciplina organica della sussidiarietà orizzontale, e approva una norma interamente dedicata alla attuazione dell’ultimo comma dell’art. 118 Cost.Lo schema, in gran parte, è il medesimo. La legge compie infatti, e virtuosamente, scelte relative a quelli che sono i profili che la disposizione costituzionale lascia sfumati. Così, rispettivamente agli articoli 3 e 4 definisce quali siano i soggetti e l’oggetto della sussidiarietà orizzontale, lasciando all’art. 5 la determinazione delle forme di promozione. Dunque, se da un lato abbiamo come soggetti i cittadini, singoli o associati, le famiglie, le imprese e gli agenti del terzo settore (formula per la verità non chiarissima), dall’altro si precisa che possono essere considerate attività di interesse generale quelle inerenti i servizi pubblici sociali, i servizi culturali, i servizi per la valorizzazione del lavoro e dell’iniziativa economica sociale volti al rafforzamento dei sistemi produttivi locali, i servizi alla persona e i servizi di utilità alla generalità dei cittadini e alle categorie svantaggiate, con particolare riferimento a forme di erogazione e svolgimento di servizi che privilegiano la libera scelta e l’auto orientamento in una logica di collaborazione e di co-amministrazione, mentre sono espressamente escluse (come nel caso umbro) le attività inerenti il servizio sanitario nazionale e quelle a carattere strettamente economico imprenditoriale. Due annotazioni appena. Intanto è interessante notare il fatto che, di nuovo al pari del caso umbro, per identificare le attività di interesse generale si scelga il criterio della elencazione, e non piuttosto quella della definizione. Anche il legislatore calabrese preferisce dunque dare conto tassativamente degli ambiti in cui la sussidiarietà può esercitarsi, nell’evidente intento di limitare e definire compiutamente la possibile estensione del principio. Nonostante i dubbi sull’opportunità della scelta, e sulla sua capacità di conchiudere effettivamente la possibile applicazione delle disposizioni in esame (date le ampie possibilità di interpretazione delle formule utilizzate), il tentativo che questa norma propone per l’avvio delle pratiche di sussidiarietà è in ogni caso da apprezzare, e non solo per la sostanziale inerzia sul tema che si registra nel panorama legislativo delle altre regioni italiane. In secondo luogo è da sottolineare come tra le attività di interesse generale si faccia particolare riferimento a quelle forme di prestazione di servizi che aprano alla libera scelta e l’auto orientamento dei cittadini in una logica di collaborazione e di co-amministrazione. Tralasciando qui ogni considerazione rispetto all’idea di libera scelta tra erogatori di servizi (tema che in sé occuperebbe ben più dello spazio a disposizione), ci interessa evidenziare come tutta la legge, a partire dalla disposizione sui Principi di cui all’art. 2, tenda ad incrociare fortemente il tema della sussidiarietà con quello della promozione della cittadinanza attiva umanitaria, intesa come effettiva partecipazione dei cittadini alla organizzazione solidale della comunità, prendendo attivo interesse al bene civico, culturale e morale della stessa comunità e favorendo la collaborazione dei cittadini e delle formazioni sociali, secondo la loro specificità, alla amministrazione paritetica della cosa pubblica, per la valorizzazione della persona e dello sviluppo solidale della comunità (art. 2,comma 2). La ratio, in questo caso del tutto originale e sicuramente ambiziosa, è dunque quella di promuovere una inclusione dei cittadini come forza attiva nella amministrazione della cosa pubblica, grazie ad un virtuoso e contestuale aumento del senso di cittadinanza solidale. A ben vedere questo obiettivo sembra essere uno specifico e ostinato proposito del legislatore calabrese, il quale coglie qui l’occasione di dar corso e concretezza agli intenti espressi dallo Statuto della regione del 2004, che all’art.2, se da una parte persegue l’attuazione del principio di sussidiarietà promuovendo e valorizzando l’autonoma iniziativa delle formazioni sociali, delle autonomie funzionali e dei cittadini singoli o associati per lo svolgimento delle attività di interesse generale, di soddisfacimento dei diritti e di realizzazione della solidarietà sociale (lett. e), dall’altra (lett. m) mira proprio a favorire la partecipazione popolare e delle autonomie locali alle funzioni legislativa ed amministrativa, nonchè al controllo dell’azione dei poteri pubblici. Restando sui principi, abbiamo appena lo spazio per sottolineare anche l’importante esplicitazione di cui all’art. 2, comma 1 che, nel riconoscere la piena capacità dell’iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale, afferma come essa non sia soggetta ad autorizzazione o censura, e conosca come solo limite il necessario rispetto del principio di legalità. Una disposizione può aprire la via a rilevantissime considerazioni in merito alla libertà e alla autonomia dell’azione dei privati, e alle possibili connessioni di questa con il principio di sussidiarietà, quale motore di una nuova capacità individuale.