Missione

Il Centro Ricerche Internazionale Cittadinanza Umanitaria intende svolgere un programma non solo di ricerca ma anche di sperimentazione di nuove forme di aiuti umanitari.
La base metodologica della ricerca risiede nella affermazione degli esperti delle Nazioni Unite secondo la quale nessun paese è finora uscito dal sottosviluppo grazie agli aiuti umanitari.
La ragione del fallimento degli aiuti umanitari risiede, secondo i ricercatori, nel fatto che gli aiuti umanitari tradizionali presentano due limiti strutturali.
Sono aiuti settoriali e non integrati, che non affrontano, affatto, il problema dello sviluppo dei popoli. Incidono sugli effetti lasciando intatte le cause della povertà dell’umanità.

Finalità

Le Finalità di Cittadinanza Umanitaria:

  1. Attuazione del Progetto “Cittadinanza attiva” per dare attuazione all’art. 118 della Costituzione italiana;
  2. Attuazione e diffusione in Europa della “Carta della Cittadinanza Umanitaria europea” approvata dal Forum Europeo di Roma del 2 ottobre 2004, di Bucarest del 2007 e di Bologna del 2010;
  3. Attuazione del Progetto per la creazione di un Campus nella  Repubblica del Mali (Africa Subsahariana) denominato “Cittadinanza umanitaria”

Campus Cittadinanza Umanitaria

Campus Humanitarian Citizenship
Laboratorio Internazionale Campus Humanitarian Citizenship Ermanno Bocchini IL PROGETTO.

Il centro di ricerche Cittadinanza Umanitaria del Distretto 108Y ha attuato il progetto Humanitarian Investement Plan.
Esso ha, preliminarmente, ottenuto dal Comitato esecutivo della LCIF in data 3 Novembre 2008 l’autorizzazione a sperimentare l’idea e cioè il Piano degli Investimenti Umanitari ed è stata scelta l’Africa.

 

Manifesto di Pescara

Manifesto di Pescara: libertà ed intelligenza, i Lions indicano la strada.

Il Manifesto si propne come momento di riflessione e proposta fondamentale della Conferenza del Mediterraneo. Il suo obiettivo è di proporre a tutti i Lions del mondo un nuovo modello di aiuto umanitario che, in inglese, è possibile sintetizzare con i termini “Aid, Development, Freedom”, ovvero, in italiano i tre concetti di “aiuto umanitario, sviluppo, libertà”.

L’obiettivo è semplice, concretizzare l’aiuto in modalità che liberino i beneficiari dell’aiuto dall’aiuto stesso.

Questa  è in realtà l’attuazione pratica del pensiero di Melvin Jones: “Aiutateli oggi a non chiedere più aiuto domani”. Ovvero, dare a coloro che ne necessitano gli strumenti per essere attori e protagonisti del proprio sviluppo e del proprio futuro. Come ha spiegato Ermanno Bocchini: “la libertà è quella di poter realizzare un futuro nei paesi sottosviluppati interrompendo l’emigrazione”. E’ il concetto di “investimento umanitario” che mira a realizzare in loco le condizioni  che consentano lo sviluppo economico delle popolazioni.

IL PROGRAMMA

Due concetti dettano la linea per un programma di aiuti umanitari:

  1. chi è nel bisogno oggi non abbia domani;
  2. aiuti umanitari che favoriscano la libertà.

Concetti che sono il cuore del  “Manifesto di Pescara” approvato per acclamazione alla 18^ Conferenza dei Lions del Mediterraneo. 

Un vero e proprio dono per il  presidente internazionale Joe Preston da parte degli oltre 600 delegati di 17 Paesi che hanno partecipato alla manifestazione.

L’ambizioso programma è stato illustrato dal past Direttore Internazionale Ermanno Bocchini, che si è richiamato al pensiero guida di Melvin Jones, esaltando i valori della Libertà intesa come affrancamento dal bisogno (Kennedy) e dell’Intelligenza come capacità di scrutare il futuro (Jefferson).

Così si è espresso il Prof. Bocchini: “Nel Mediterraneo abbiamo bisogno dell’intelligenza. Perché il Mediterraneo è il futuro del mondo”.

Bocchini ha citato poi ricorda Gandhi precisando che “occhio per occhio” è necessario anche per creare amore e gentilezza e cita  Dambisa Moyo, premio Nobel per la pace,  che considera letale la carità fine a se stessa.

“Il manifesto è un ponte fra passato e futuro – ha detto ancora il past Direttore Internazionale-. Se pensiamo solo al passato non attueremo il pensiero di Melvin Jones”.

“Noi lions non siamo una organizzazione politica, ma possiamo aiutare la ricerca della pace nel mondo – ha detto in chiusura della Conferenza il presidente Preston – Non possiamo permettere che il terrore ci privi della possibilità di aiutare gli altri”. “Avete molti leader nei vostri club – ha concluso- ma occorre formare i leader del futuro. Ho visto tanti leo all’ingresso della sala. Sono pieni di entusiasmo e di voglia di fare. Sono loro il nostro futuro”.

Legge Regionale Liguria 7 Aprile 2015 n 13

Con la presente legge la Regione Liguria persegue l’obiettivo di dare attuazione all’articolo 118, quarto comma, della Costituzione e allo Statuto, disciplinando i rapporti tra l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, e delle formazioni sociali per lo svolgimento di attività di interesse generale, secondo i principi di
sussidiarietà orizzontale e l’azione di comuni, province, Regione e altri enti locali e autonomie funzionali.

Le iniziative legislative del Consiglio regionale Assemblea Legislativa della Liguria non possono in alcun modo ledere l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, e i diritti acquisiti dagli stessi.

Legge Regionale Liguria 7 Aprile 2015 n 13

Legge R. Campania 1 Luglio 2011 n.12

Con la legge Regione Campania 1 Luglio 2011 n. 11, si  persegue l’obiettivo di dare attuazione all’articolo 118, comma 4, della Costituzione e allo Statuto, disciplinando i rapporti tra l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, e delle formazioni sociali per lo svolgimento di attività di interesse generale, secondo i principi di sussidiarietà orizzontale e l’azione di Comuni, Province, Regione e altri Enti locali e Autonomie funzionali.

Si stabilisce in maniera formale, nel corpo della legge, che le iniziative legislative del Consiglio regionale non possono in alcun modo ledere l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, e i diritti acquisiti dagli stessi.

LR12_01072011

Legge detta “terzo settore” 6 Giugno 2016 n. 106

Con la legge detta del “terzo settore”, 6 Giugno 2016 n. 106, “..al fine di sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione degli articoli 2, 3, 18 e 118, quarto comma, della Costituzione, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu’ decreti legislativi in materia di riforma del Terzo settore….”.

Legge Terzo Settore

Legge Regione Calabria 28 giugno 2012 n. 29

La Regione Calabria  disciplina la sussidiarietà
Promozione sociale e co-amministrazione nelle norme della L. R. 28 giugno 2012, n. 29

Sulla scia dell’esempio umbro, anche la Calabria, con la L. R. 28 giugno 2012, n. 29, decide di dare compiuta attuazione alla sussidiarietà orizzontale con una disciplina organica del principio. La norma non solo di una precisa elencazione dei soggetti e delle attività di interesse generale, ma si spinge a definire una soglia di piena autonomia dell’azione dei privati che muovono nel segno della sussidiarietà rimanendo nell’ambito della legalità.

Dopo l’Umbria, anche la Calabria approva una disciplina per dare attuazione all’art. 118,comma 4 Costituzione Italiana.

Dopo il caso della legge regionale Umbria n.16/2006, anche la Calabria sente l’urgenza di una disciplina organica della sussidiarietà orizzontale, e approva una norma interamente dedicata alla attuazione dell’ultimo comma dell’art. 118 Cost.Lo schema, in gran parte, è il medesimo. La legge compie infatti, e virtuosamente, scelte relative a quelli che sono i profili che la disposizione costituzionale lascia sfumati. Così, rispettivamente agli articoli 3 e 4 definisce quali siano i soggetti e l’oggetto della sussidiarietà orizzontale, lasciando all’art. 5 la determinazione delle forme di promozione. Dunque, se da un lato abbiamo come soggetti i cittadini, singoli o associati, le famiglie, le imprese e gli agenti del terzo settore (formula per la verità non chiarissima), dall’altro si precisa che possono essere considerate attività di interesse generale quelle inerenti i servizi pubblici sociali, i servizi culturali, i servizi per la valorizzazione del lavoro e dell’iniziativa economica sociale volti al rafforzamento dei sistemi produttivi locali, i servizi alla persona e i servizi di utilità alla generalità dei cittadini e alle categorie svantaggiate, con particolare riferimento a forme di erogazione e svolgimento di servizi che privilegiano la libera scelta e l’auto orientamento in una logica di collaborazione e di co-amministrazione, mentre sono espressamente escluse (come nel caso umbro) le attività inerenti il servizio sanitario nazionale e quelle a carattere strettamente economico imprenditoriale. Due annotazioni appena. Intanto è interessante notare il fatto che, di nuovo al pari del caso umbro, per identificare le attività di interesse generale si scelga il criterio della elencazione, e non piuttosto quella della definizione. Anche il legislatore calabrese preferisce dunque dare conto tassativamente degli ambiti in cui la sussidiarietà può esercitarsi, nell’evidente intento di limitare e definire compiutamente la possibile estensione del principio. Nonostante i dubbi sull’opportunità della scelta, e sulla sua capacità di conchiudere effettivamente la possibile applicazione delle disposizioni in esame (date le ampie possibilità di interpretazione delle formule utilizzate), il tentativo che questa norma propone per l’avvio delle pratiche di sussidiarietà è in ogni caso da apprezzare, e non solo per la sostanziale inerzia sul tema che si registra nel panorama legislativo delle altre regioni italiane. In secondo luogo è da sottolineare come tra le attività di interesse generale si faccia particolare riferimento a quelle forme di prestazione di servizi che aprano alla libera scelta e l’auto orientamento dei cittadini in una logica di collaborazione e di co-amministrazione. Tralasciando qui ogni considerazione rispetto all’idea di libera scelta tra erogatori di servizi (tema che in sé occuperebbe ben più dello spazio a disposizione), ci interessa evidenziare come tutta la legge, a partire dalla disposizione sui Principi di cui all’art. 2, tenda ad incrociare fortemente il tema della sussidiarietà con quello della promozione della cittadinanza attiva umanitaria, intesa come effettiva partecipazione dei cittadini alla organizzazione solidale della comunità, prendendo attivo interesse al bene civico, culturale e morale della stessa comunità e favorendo la collaborazione dei cittadini e delle formazioni sociali, secondo la loro specificità, alla amministrazione paritetica della cosa pubblica, per la valorizzazione della persona e dello sviluppo solidale della comunità (art. 2,comma 2). La ratio, in questo caso del tutto originale e sicuramente ambiziosa, è dunque quella di promuovere una inclusione dei cittadini come forza attiva nella amministrazione della cosa pubblica, grazie ad un virtuoso e contestuale aumento del senso di cittadinanza solidale. A ben vedere questo obiettivo sembra essere uno specifico e ostinato proposito del legislatore calabrese, il quale coglie qui l’occasione di dar corso e concretezza agli intenti espressi dallo Statuto della regione del 2004, che all’art.2, se da una parte persegue l’attuazione del principio di sussidiarietà promuovendo e valorizzando l’autonoma iniziativa delle formazioni sociali, delle autonomie funzionali e dei cittadini singoli o associati per lo svolgimento delle attività di interesse generale, di soddisfacimento dei diritti e di realizzazione della solidarietà sociale (lett. e), dall’altra (lett. m) mira proprio a favorire la partecipazione popolare e delle autonomie locali alle funzioni legislativa ed amministrativa, nonchè al controllo dell’azione dei poteri pubblici. Restando sui principi, abbiamo appena lo spazio per sottolineare anche l’importante esplicitazione di cui all’art. 2, comma 1 che, nel riconoscere la piena capacità dell’iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale, afferma come essa non sia soggetta ad autorizzazione o censura, e conosca come solo limite il necessario rispetto del principio di legalità. Una disposizione può aprire la via a rilevantissime considerazioni in merito alla libertà e alla autonomia dell’azione dei privati, e alle possibili connessioni di questa con il principio di sussidiarietà, quale motore di una nuova capacità individuale.

 

La Carta della Cittadinanza Umanitaria Europea

Presentazione estratta da un saluto di Ermanno Bocchini, Past ID, ai Governatori nella giornata della Carta della Cittadinanza Umanitaria del 13 Aprile 2009

La Carta della cittadinanza umanitaria europea, approvata all’unanimità dal Forum Europeo di Roma del 2004 e di Bucarest del 2007, è entrata nella fase operativa e comporta una vera e propria internazionalizzazione della vita dei Distretti e dei Clubs.

“La Carta dà attuazione al primo scopo del lionismo, che è creare a stimolare uno spirito di comprensione tra i popoli del mondo, e alla nuova Missione dell’Associazione, che abbiamo approvato nel Board di Nuova Delhi (2007) e che consiste nel promuovere la “comprensione internazionale ” attraverso i Lions Clubs” (“to promote international undes tanding trough lions clubs’”.

I Distretti e i Clubs d’Europa debbono cominciare ad incontrarsi per lavorare insieme non un giorno all’anno ma tutto l’anno, per organizzare insieme la speranza di un mondo un po’ più giusto e più sicuro, più bello e più umano.
Ai Governatori spetta la grande responsabilità civile di inaugurare il 21 marzo di ogni anno la “Giornata della Cittadinanza Umanitaria” in tutto il Multidistretto ltaly, che diventa, così, laboratorio internazionale di lionismo del nuovo millennio. Credevamo che gli aiuti umanitari fossero il nostro traguardo ultimo; oggi capiamo che gli aiuti umanitari non bastano se i popoli poveri moltiplicano le guerre con le armi fomite loro dagli stessi paesi che, poi, donano aiuti umanitari alle vittime della violenza. 
Oggi capiamo che siamo di più, ancora di più di una multinazionale della solidarietà, perché gli esperti delle Nazioni Unite ci dicono che nessun paese è mai uscito dal sottosviluppo grazie agli aiuti umanitari. Il nostro Programma di aiuti deve, allora, innescare un processo virtuoso di Cross-Fertilization e di Partnership tra paesi ricchi e paesi poveri e questi ultimi devono avviare processi virtuosi di sviluppo umano autonomo, in pace e non in guerra con gli altri propoli poveri.
“Aiutiamoli oggi a non chiedere più aiuto domani” in una nuova cittadinanza umanitaria attiva significa dare pari dignità umana e, perciò, cittadinanza a tutti i popoli del mondo e a tutti gli abitanti del nostro come pianeta.

Humanitarian Citizenship sul piano sociale e Cross-fertilization sul piano dello sviluppo socio-economico umano possono essere, grazie al nostro orgoglioso passato, il traguardo della nostra azione nei prossimi anni sociali.

Vi ringrazio per tutto ciò che farete per i soci, per i Clubs, per i Distretti, per l’Associazione”

Ermanno Bocchini

LA CARTA DELLA CITTADINANZA UMANITARIA EUROPEA-18 Aprile 2009